lunedì 1 aprile 2013

Come Una Bruciatura Sul Cuore


Qui di seguito vi posto un racconto breve scritto da me (e pubblicato sul giornalino della mia scuola) e che è dedicato alle mie tre fantastiche nonne!!! .... spero vi piaccia e lasciate commenti per dirmi cosa ne pensate! 

Tante volte nelle mie orecchie è risuonata la parola amore, ma per me è sempre stata solo un mistero. Amore? L’amore di Giulietta e Romeo, tragico e fatidico? L’amore di Lancillotto e Ginevra, adultero ma vero? L’amore di Orfeo e Euridice, che supera persino la morte? O quello che alla morte ti porta?
Avevo solo questi come esempi e nella mia vita di maschio diciannovenne l’amore c’entrava solo relativamente. Fino a che non incontrai lei. Il suo sguardo portò il mio cuore in paradiso, o forse all’inferno non so, specialmente perché non potevo nemmeno parlarle. Lei era di tutt’altra categoria, ma quando la vidi per un momento mi chiesi come sarebbe stato se fosse stato possibile. Semplicemente unico.
Era una ragazza coi capelli corvini e gli occhi azzurri come il cielo, che quando sorrideva si illuminavano di una felicità così difficile da trovare pura ai giorni nostri. Mi arrivava circa al petto e si muoveva in modo sinuoso che ricordava l’acqua. La vedevi sempre allegra e sempre pronta ad aiutare chiunque, ma ancora il suo nome mi era sconosciuto.
Da quel giorno la luce del sole per me non fu più brillante, se paragonata al suo splendore. L’acqua scorreva bollente su di me, pensando a quanto lei mi infondesse calma con un solo sguardo, sfuggente nei corridoi di scuola. Il freddo mi penetrava sempre di più nelle ossa, nella mancanza del suo calore.
Maledissi quella punizione per circa due mesi, fino a che  la sorte cambiò e anche per me arrivò un opportunità. La mia professoressa di religione organizzava tutti gli anni un incontro, a fine anno, per le quinte, sull’aiutare. Quest’anno in particolare si parlava di rapporti tra le persone e l’aiutare l’altro da un punto di vista prettamente orale. Per quest’incontro ovviamente dovevamo fare diverse lezioni di preparazione, in gruppi di due o tre e non so in base a quale criterio, fui assegnato a lei.
Scoprii così che il suo nome era Lilith. Regina della notte, regina delle tenebre che avevano ammantato la mia amina e l’avevano resa nera e vischiosa.
Quando mi presentai ebbi il coraggio di sostenere il suo sguardo solo per un attimo, poi subito lo abbassai, sviando l’attenzione sulla cartellina con scritto il nostro compito. E scommetto che ero anche rosso come un peperone!
Dopo quel pomeriggio la salutai ogni mattina, ogni ricreazione, ogni volta che potevo. Parlavamo, messaggiavamo, eravamo amici, ma io ancora speravo in qualcosa di più. E più rideva, più ci speravo. Più piangeva, più mi innamoravo. Più mi cercava, più morivo dentro. Circa tre mesi dopo che ci incontrammo passai la giornata peggiore della mia vita; era come se fossi stato sciolto nell’acido. La ricordo come fosse ieri. Erano più o meno le tre del pomeriggio, e stavo dormicchiando con i Led Zeppelin di sottofondo, quando mi squillò il cellulare; non appena vidi che era lei diventai tutto sudato e col cuore che, aggiunti un paio di cavalli al motore, sarebbe potuto volare fuori dalla galassia. La salutai, schiarendomi la voce per liberarmi del nodo in gola, e le chiesi di cosa avesse bisogno e lei mi raccontò della sua cotta. Per un altro. Sentii il cuore che faceva crac e proprio come lo sentii dentro lo sentii anche nelle orecchie, forse perché avevo spaccato la penna che mi rigiravo fra le dita. Al male interiore così si aggiunse, come a dimostrarlo anche esteriormente, un taglio sul palmo.
La evitai per tre giorni, ma per quanto scappassi, quella sera, durante il mio ritorno a casa dalla partita di calcio, lei mi trovò. Mi si parò davanti risoluta e preoccupata, interrogandomi sul perché io la evitassi. Allora la disperazione della mia anima a pezzi prese il sopravvento sulla mia testa e sul mio corpo: la baciai.

“Ce l’ho fatta. Ho preso la maturità.” Avrebbe dovuto essere un giorno splendido, ma non ero mai stato mai stato più triste di così. Perché lei non c’era. O meglio sì, lei era lì, più o meno a 20 metri da me, ma era come se ci separasse una serie di universi tangenti, che ripetendosi all’infinito e sempre uguali a sé stessi mi impedivano di avvicinarmi di nuovo a lei. Per parlarle, per spiegarle. Perché avevo sbagliato tutto, perché avevo rovinato la nostra amicizia, e precluso la strada a qualsiasi avvicinamento ulteriore. Presi il mio pezzo di carta e tornai a casa con mia madre. Due ore dopo ero già fuori di casa, alla festa sulla spiaggia. C’erano tutti, ma avrei volentieri fatto a meno di andarci se non avessi promesso ai miei amici che li avrei accompagnati. Quando arrivai la vidi là, sulla spiaggia, splendida sotto la luna a ballare in mezzo alla massa di studenti accaldati e stufi della scuola, che non vedevano l’ora di potersi finalmente dire liberi. Qualcuno si stava già buttando in mare, nonostante la festa non fosse ancora decollata, ma evidentemente i 35 gradi di una sera di luglio erano un motivo più che sufficiente. Per il mio umore, invece, c’era troppa gente, e così mi sedetti un po’ discostato dal falò, sulla battigia. Lei subito, con mia grande sorpresa mi raggiunse e si sedette vicino a me.
“Ehi come stai?”, mi chiese. Cercai di risponderle a monosillabi il più possibile durante quell’interrogatorio sulla mia condizione di salute e sui miei esami, ma poi una frase catturò particolarmente la mia attenzione:
“Credevo ti fossi pentito”, disse con voce tanto fievole che quasi non la sentii.
“ Di cosa? Di averti baciato? No. Ma tanto cosa sarebbe cambiato?” le chiesi, volgendo di scatto la testa per notare anche il più piccolo mutamento, anche la più piccola finestra da cui far entrar un raggio di speranza.
“Sai”, mi disse, guardando in su alla luna, “a volte le persone sbagliano. A volte persino io sbaglio”, continuò facendomi l’occhiolino, “ ma ora ci ho pensato bene e ho trovato la risposta giusta, ma tu hai la domanda perfetta?”.
“Non so se sia perfetta, so solo che è sincera” le dissi, e allora lei mi invitò a porgliela.
“ Io ti amo, più o meno da quando ti ho visto. La mia domanda è: qual è la tua risposta a questa mia follia?”, allora le chiesi.
Girò il volto verso il mio. Così la vedevo metà in ombra e metà illuminata dalla luce della luna. Metafora di odio e amore, di luce e tenebre, del mio sentimento per lei. Mi prese il mento tra le sottili dita e mi attiro a sé dolcemente, stampandomi un bacio, mentre io ancora basito, la udivo a stento, tanto mi fischiavano le orecchie, dire:
“ti amo anch’io”…

“Ecco ragazzi come io e la nonna ci siamo conosciuti”, dissi guardando gli occhioni attenti dei miei bellissimi nipotini, che sentivano la storia per la prima volta, e quelli dolci dei miei figli, che ormai la conoscevano a memoria. Loro erano la mia famiglia, la famiglia che lei mi aveva dato. La amavo ancora come se fosse il primo giorno e nei suoi occhi lessi che anche lei, con le sue lacrime, ricordava e amava ancora, nonostante i 63 anni che erano passati da quel giorno, i 63 anni vissuti fianco a fianco. A fior di labbra ci dicemmo tutto ciò che ci serviva per vivere…
…ti amo…  

12 commenti:

  1. bel racconto, mi è piaciuto davvero molto, brava!! ^^
    non ho solo capito una frase... " che quando sorrideva si illuminavano di una felice così difficile da trovare pura ai giorni nostri." :(

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  2. mamma cara hai stra ragione è felicità! l'ho corretto grazie! e grazie anche per il complimento -arrossisce XD- sono felice ti sia piaciuto!

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    1. ahahaha immaginavo fosse felicità! :D figurati, dico la pura verità ^_^

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  3. Bello! <3 Bravissima Saralinda!!! Scrivi proprio bene! :) Continua così, sarei più che felice di leggere un altro tuo prosssimo racconto!

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  4. uhh grazie che carina!!!!! <3 spero di postarne un altro al più presto allora!! XD

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  5. Ti faccio i miei complimenti, Saralinda, ci hai proposto un bel racconto, che, oltre ad essere ben scritto, è anche ricco di sentimenti trattati con concretezza (bellissima l'immagine della matita che si spezza) e delicatezza. Al prossimo racconto! :)

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    1. grazie grazie grazie! <3 mi ingegnerò allora se vi piacciono così tanto! mi manca scrivere quindi non è escluso che presto non ne arrivi un altro! mi fa così piacere che sia stato così gradito.. grazie sul serio!

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  6. *.* questo racconto è bellissimo!!è scritto veramente bene ed è carico di sentimenti!! ti prego scrivine ancora!! :)

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    1. uh.uh <3 graaazieee! si ho un'idea, appena ho un attimo mi metto giù a scrivere!!!! grazie ancora!!!!

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    2. Davvero bellissimo, mi ha fatto emozionare! Complimenti :3
      Ps. Se vuoi puoi passare dal mio blog e dirmi cosa ne pensi, è nuovo nuovo xD

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  7. grazie mille ^.^ ovvio che passo!! subitissimo!!

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